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REGIONE: LA PROPOSTA DI AZIONE PIACE

La proposta di Mario Raffaelli (Azione) — espressa ieri sul «T» nella pagina delle opinioni — è accolta positivamente: «La direzione è quella», dicono all'unisono sia il governatore Maurizio Fugatti che Marco Boato e Gianfranco Posta. Il primo non entra nel merito del quadro istituzionale, mentre gli altri due mettono le mani avanti: «La riforma della Regione non ha senso senza la modifica dello Statuto, un passaggio rischioso nell'attuale Parlamento».

La proposta Raffaelli

Vediamo pero, prima, la proposta di Raffaelli. Che parte da un dato di fatto: «Negli ultimi anni ci si è limitati ad una difesa passiva dell'istituto regionale così com'è». Cosa fare allora? «Avviare un confronto sulla ricerca di una soluzione realmente innovativa». Questa la sua: «Si tratta di offrire alla Svp la disponibilità a prendere atto dell'obsolescenza del ruolo politico-legislativo ancora in capo alla Regione in cambio della creazione di un nuovo modello di convivenza e cooperazione fra le due Comunità autonome». Un modello che prenderebbe spunto dal funzionamento dell'attuale Unione Europea: «Con le due Province che nel contesto dell'unico quadro statutario esercitano un ruolo analogo a quello svolto in Europa dagli Stati ed un organo istituzionale «tecnico-politico», nominata dai due soggetti dell'Autonomia, con compiti simili a quelli della Commissione». Quindi proposta di programmi e progetti comuni e di attuazione degli stessi «sulla base di indicazioni/decisioni delle giunte/presidenti delle due Province autonome». A questa nuova istituzione «regionale» andrebbero affidati i dossier, su mandato delle due entità provinciali, di carattere appunto regionale o sovraregionale. «E cioè — spiega Raffaelli — in tutti i casi vi siano significativi interessi comuni da perseguire meglio realizzabili in modo unitario, con reciproco vantaggio delle due comunità. E ciò anche nell'ambito dell'Euregio come pure nei confronti delle Regioni limitrofe». La riunione congiunta dei due consigli provinciali «potrebbe pertanto costituire il luogo per un confronto e per delle indicazioni di lungo periodo sulla base di una programmazione congiunta di legislatura».

Fugatti: «Ora si fa con protocolli»

«No non do valutazione né positiva né negativa — commenta Fugatti — ma posso dire che la nostra ricerca di cooperazione attraverso protocolli tra Trento e Bolzano va in questa direzione. Con questi protocolli — continua il governatore — cerchiamo di fare sintesi di temi di competenza provinciale che sono però di valenza regionale. Come sulla sanità, come sui rifiuti. Questi protocolli prima non c'erano, è un'innovazione anche questa dela cooperazione tra le due Province». E aggiunge: «In ogni caso questa è la strada, quella di una maggiore collaborazione sui temi e sulle visioni, poi su come dare forma istituzionale a tutto questo non commento, anche perché è tutt'altra cosa».


Boato: «Serve modifica Statuto»

«In linea di massima — commenta invece l'ex senatore verde — quella di Raffaelli, anche a livello istituzionale, non è una proposta sbagliata, anzi. Ma è necessaria una riforma dello Statuto, che va fatta in Parlamento. E francamente non mi pare che con questa maggioranza a livello nazionale ci siano le condizioni. Pensare di fare ora, con questa condizione politica, una riforma statutaria senza che ci siano rischi di stravolgimento, è azzardato». La modifica dello Statuto passa infatti da un'espressione parlamentare, «e basta l'emendamento di un solo deputato o senatore che ottiene la maggioranza per stravolgere tutto».

Postal: «Serve prima l'intesa»

Anche l'ex dirigente provinciale e tra i massimi esperti di autonomia Gianfranco Postal «sposa» la proposta nel merito: «Penso anch'io che questa sia la prospettiva. Ma penso anche, come Boato, che per arrivare a modificare il ruolo e la funzione di Consiglio e Regione sia necessaria una cornice istituzionale che può passare solo dalla modifica dello Statuto». Ma Postal la pensa come Boato anche per quanto riguarda i rischi: «Serve prima mettere nello Statuto il principio dell'intesa», ovvero la certezza che il Parlamento approvi la modifica, che è legge costituzionale, solo se c'è il consenso delle istituzioni trentine e altoatesine. «Per evitare stravolgimenti. E c'è già depositato un disegno di legge che propone questo per tutti gli statuti autonomi. Che dopo la riforma del 2001 andrebbero modificati ma che nessuno lo fa da allora proprio per la mancanza dello strumento dell'intesa».

Cosa fare dunque per Posta nell'attesa dell' «intesa»? «Si potrebbe usare bene questo periodo per confrontarsi davvero, per approfondire in modo vero, sentito. Questo nell'ottica della modifica dello Statuto, anche partendo da questa proposta. La modifica dello Statuto non è una leggina come le altre — conclude l'ex dirigente — è la nostra Costituzione. È la costituzione di una comunità, figlia di un dibattito culturale e politico. Di alta politica».


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