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SIAMO PRONTI A LASCIARE SE IL LEADER VIENE IMPOSTO.

Se gli si chiedeva di intervenire sul totonomi che anima il centrosinistra, lui glissava: «Non è il momento, non possiamo tutti fare una proposta e scannarci sui giornali. Abbiamo fatto un patto al tavolo della coalizione: nessuno dice nulla, non pubblicamente». Mario Raffaelli, leader trentino di Azione, sembra però aver perso la pazienza:

«Io l'impegno l'ho rispettato e lo rispetto ancora oggi. Avrei potuto proporre il nome dell'ex senatrice Donatella Conzatti, un profilo autorevole e che meritatamente potrebbe concorrere alla presidenza della Provincia. Ma non l'ho fatto, e se verrà fatto sarà al tavolo».



E perché non farlo pubblicamente?

«Perché c'è un patto, che si deve rispettare. Un impegno comune preso quando il Pd era impegnato nel suo congresso: niente nomi, si aspetta la convocazione del tavolo».


Ora però il congresso si è concluso.

«E il nuovo segretario, in quanto leader del partito più grande della coalizione, ha comunicato l'intenzione di incontrare tutte le forze che la compongono all'interno di incontri bilaterali per raccogliere le idee, al fine di arrivare alla convocazione del tavolo con maggiori elementi».


Però nel frattempo il nome di Francesco Valduga sembra ormai emerso come quello del candidato presidente.

«Ecco, così non va bene. E questo modo di fare va avanti da troppo tempo. Campobase usa il suo congresso per lanciare il sindaco di Rovereto, poi il sindaco di Trento Ianeselli annuncia che non si lascia più tirare per la giacca ma allo stesso tempo tira la corsa di Valduga. E in ultimo il nuovo segretario del Pd Alessandro Dal Ri che, senza nemmeno aver finito gli incontri bilaterali con tutte le forze della coalizione, chiede alla sua assemblea un mandato largo per chiudere in 24 ore su Valduga. Spaccando pure la sua stessa assemblea. Ma dove pensano di andare in questo modo?».


Lo dica lei.

«Di sicuro vanno nella direzione sbagliata, perché apprendo pure che qualcuno tra i dirigenti del Pd insiste sull'allargamento della coalizione ai 5 Stelle, sapendo che noi non li digeriamo, che la nostra linea politica è diametralmente opposta al populismo grillino».


Anche il vicesindaco Roberto Stanchina ha «sponsorizzato» Valduga, chiedendo a Casa Autonomia di ritirare la candidatura di Paola Demagri. Questa se l'era persa?

«Invece che battersi per creare una forte componente autonomista in questa alleanza, che ne avrebbe bisogno, propone in sostanza di andare tutti in Campobase, che a questo punto diventa un campo profughi».


Insomma, questa accelerazione su Valduga la fa arrabbiare.

«Non si fa così, perché — oltre al mancato rispetto delle regole che ci si è dati — leggo una certa dose di arroganza in tutto questo. E a questo punto il mancato rispetto è anche nei nostri confronti. E forse non lo hanno capito, ma la nostra presenza non è scontata».


Cosa sta dicendo? Che potreste uscire dall'Alleanza democratica per l'Autonomia?

«Noi non siamo ascrivibili al centrosinistra, a livello nazionale formiamo con il Terzo polo una coalizione diversa. E anche sui territori, basti considerare che nel vicino Friuli Venezia Giulia alle Regionali che si correranno tra pochi giorni noi ci presentiamo da soli con +Europa».


Dice che l'anomalia è tutta trentina?

«Qui abbiamo fatto un'alleanza alle ultime elezioni politiche sul Senato, ma non è un automatismo. Questi si mettano in testa che non possono dare nulla per scontato e che devono smetterla di fare nomi a destra e sinistra sui giornali».


Lei non ne fa, giusto? Non dice se Valduga potrebbe andare bene al Terzo polo.

«Io rispetto l'impegno, i nomi si fanno al tavolo. E di nomi non ce n'è solo uno».


Cosa intende dire?

«Il mio è un avviso ai naviganti: o c'è discussione e confronto nelle sedi opportune oppure ci si fa del male».

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