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LA PROROGA BREVE AL 2029 DELLE CONCESSIONI IDRICHE RISCHIA DI BLOCCARE IL RINNOVAMENTO

Fa piacere che le questioni sollevate sul T abbiano prodotto le dichiarazioni dell'Assessore Tonina e del Sindaco di Trento Ianeselli, fornendo così maggiori informazioni sullo stato di fatto e sulle prospettive relative ai temi delle acque, dell'ambiente e della produzione idroelettrica.

Credo però sia necessario approfondire ulteriormente, perché la proroga o meno delle concessioni in atto costituisce solo un elemento del tema generale rappresentato dalla necessità di meglio definire e coordinare le politiche provinciali in materia di energia e di territorio-ambiente, del quale parte determinante è il patrimonio idrico e il governo generale delle acque pubbliche. In questo ambito l'utilizzo idroelettrico è solo una parte, importante, ma che va conciliata con gli altri utilizzi: alimentare (acquedotto), agricolo (irrigazioni), produttivo (lavorazioni di ogni tipo con utilizzo dell'acqua), di tutela delle persone, del territorio, e delle infrastrutture (dalle esondazioni, alluvioni). Si tratta, in sostanza, di prendere in esame questi diversi elementi e gli interessi ad essi collegati, tutti rientranti, assieme all'energia (non solo elettrica) e alle concessioni (non solo idroelettriche), nella competenza legislativa ed amministrativa della Provincia autonoma. Le questioni sollevate non si risolvono certo con la proroga di quattro-cinque anni delle concessioni idroelettriche, visto che non sarebbero sufficienti i minimi adeguamenti ottenibili con la proroga al 2029.





Occorre invece individuare le condizioni sulle quali basare le nuove concessioni che dovranno impegnare la Provincia e i nuovi concessionari per i prossimi trenta-quaranta anni. A questo scopo si dovrebbe prima procedere ad un adeguamento del Piano generale di utilizzo delle acque pubbliche (co-deciso tra Provincia e Stato, con il coinvolgimento delle regioni contermini) definendo la programmazione coordinata di tutti gli utilizzi e individuando così l'insieme delle soluzioni più appropriate ed equilibrate per dare corretta risposta a tutti i fabbisogni che sono per natura in concorrenza perché legati a interessi diversi.

Al contrario, il percorso di adeguamento del piano generale in questione, che certamente la Provincia ha già avviato, sembra ad oggi limitato e insufficiente. Come risulta dai recenti dibattiti consiliari sulle normative provinciali approvate proprio in materia di concessioni idroelettriche. In questo quadro le assicurazioni sulla proroga breve non sono una risposta ai quesiti sollevati. Anzi, se il Governo la prevederà per tutte le concessioni non-Enel a livello nazionale (a parte il rischio di una procedura di infrazione da parte della Commissione UE) per noi sarà tutt'altro che una soluzione. Il prolungamento breve, infatti, impedirà fino al 2029 di dare attuazione alla nuova programmazione integrata e generale dell'uso delle acque, che dovrebbe uscire dal percorso di adeguamento del Piano sopracitato. Saranno quindi ritarda. nel tempo i nuovi ingenti investimenti ormai necessari, sia quelli diretti sulle infrastrutture idroelettriche (vecchie e nuove dighe, condotte e canalizzazioni, innovazione degli impianti di produzione dell'energia), che quelli indiretta sulle altre infrastru6ure collegate all'utilizzo delle acque per finalità diverse (economiche e di sicurezza).

La proroga breve, in definitiva, significa solo protrarre nel tempo la totale riscrittura delle concessioni che sarebbe invece necessario fare sulla base delle nuove condizioni di utilizzo, derivanti dalla necessità di garantire i nuovi fabbisogni e quindi gli interessi, (pubblici e priva.), concorrenti tra loro. Visto che sarebbe impossibile impegnare i concessionari attuali alle nuove e strutturalmente diverse condizioni di utilizzo delle acque, in un contesto che richiederebbe investimenti di entità (e relativo ammortamento) incompatibili con semplici aggiustamenti delle concessioni in scadenza o scadute. Inoltre, la continua rincorsa alle proroghe non sarebbe, in prospettiva, nemmeno interesse di Dolomiti Energia e delle altre Società degli enti locali. Tali società, sulla base anche delle recenti norme provinciali (LP 4/98 modificata) e statali (Legge 118/2022, D lgs 79/1999, libro IV Codice degli appalti 2023) potrebbero infatti proporre un progetto di partenariato pubblico privato per le nuove grandi concessioni idroelettriche, in perfetta linea con il nuovo Piano generale delle acque, adeguato come sopra definito, acquisendo così il diritto di prelazione sulle eventuali proposte concorrenti che fossero presentate da altri soggetti. In tal modo avrebbero la certezza di poter formulare con successo, almeno per i prossimi trent'anni, i propri programmi industriali e commerciali e i piani di investimento, coerenti e conciliabili con gli altri interessi pubblici e privati.

Una riflessione, infine, va fatta anche nel caso il progetto del Governo fosse quello di una proroga a lungo termine, subordinata all'assunzione di nuove condizioni e investimenti rilevanti. Tale ipotesi, tutta da verificare in quanto incompatibile con i Trattati, configurerebbe un inammissibile vantaggio a favore dei concessionari uscenti, a svantaggio di tutta gli altri interessi pubblici e privati. La domanda, allora, sarebbe: quali sono gli obiettivi della politica provinciale, o si rischia di finire solo per privilegiare, irragionevolmente, i concessionari anche se in parte di proprietà pubblica? E quali sarebbero, in questo caso, gli effetti sulla tutela e governo del territorio e degli altri utilizzi? Tanto più che, come preannunciato dall'Assessore, si va profilando un ben diverso assetto societario e industriale per il futuro di Dolomiti Energia. Se fosse così, lo si dica apertamente e si discuta pubblicamente sugli obiettivi e sugli effetti attesi.

* Componente della segreteria nazionale e segretario provinciale di Azione

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